Recensioni: accomodatevi
Questo spazio è interamente dedicato alle recensioni di: libri, musica e cinema. Tre grandi passioni che accomunano un po' tutti.
CI piacerebbe raccontare di libri inediti e interessanti, di gruppi emergenti e di talento, di film introvabili e bellissimi. C'è un mondo da esplorare e da mostrare:
aspetta voi.
Interpretazione lucana di "Le avventure di Pinocchio", di Assunta Finiguerra
Tunnicchje. A poddele d'a Malonghe.
Interpretazione lucana di Le avventure di Pinocchio, di Assunta Finiguerra, con illustrazioni di Francesco Mario Tumbiolo, LietoColle (Como, 2007), pag. 170, euro 23.00.
LA GRANDE poetessa dialettale lucana Finiguerra fa Pinocchio in sanfelese. “Tunnicchje. A poddele d'a Malonghe”, è il titolo dell'ultima opera di Assunta Finiguerra. Più chiaramente, per chi potrebbe non comprendere subito subito, arriva il sottotitolo “Interpretazione lucana di Le avventure di Pinocchio”, a spiegare la novità assoluta nel panorama editoriale. Pinocchio, mai fino a oggi, era stato tradotto, se pur volutamente e 'poeticamente' in maniera libera in dialetto lucano, anzi in una delle tante colorite tonalità del dialetto della Basilicata.
“Pinocchio è uno che non sta mai fermo. Si muove velocemente, l’hanno scritto in tanti. Ma a ben vedere Pinocchio si muove molto, troppo velocemente. È fatto di legno durissimo ma è leggero, corre nuota a velocità incredibili. Come se per un burattino la vergogna massima fosse stare fermo. E come ogni burattino, ha terrore della vergogna. Cos’è che fa muovere Pinocchio così velocemente? Ho la sensazione che ciò che muove Pinocchio sia la smania, il desiderio. Egli è incosciente della propria natura e materia, si pensa immune, ubiquo, veloce e leggero. Aereo. Per questo ho immaginato Pinocchio quasi come un volatile, con un naso-becco e senza mani (perché tanto non può tenere nulla, prendere o afferrare alcunché, tutto gli scappa e lui scappa da tutti), con un vestitino leggero leggero, con le maniche lunghe, un po’ clown. Basta però che allarghi le braccia per diventare leggero e spiccare il volo”, si legge dalla prefazione, non parole dell'autrice ma di una penna che ci ha visto davvero bene.
“Da un certo punto di vista la farfalla è un perfetto rimando metaforico alla storia di Pinocchio (che da burattino diventerà ragazzo). Da un altro, non ha poi qualcosa di meccanico, il volo delle farfalle nel loro buffo e fragile zigzagare per l’aria? Nel loro sbattere quelle ali troppo belle per lavorare? Ecco allora l’accostamento Pinocchio-farfalla. Come essere unico e meraviglioso, venderà le sue ali colorate. Come bruco, alla fine diventerà ragazzo-farfalla”. Dunque questo Tunnicchje, da Pier Maria Tommasino, è definito 'pastiches di farfalle'; e mancava la traduzione lucana del Pinocchio. Per la Finiguerra, inoltre, si tratta del primo esperimento letterario in prosa. “La Finiguerra resta ben salda nei confini del genere prescelto – scrive poi Tommasino - , seguendo fedelmente il modello della traduzione interlineare, ma investe il genere stesso con lo spirito della sua poesia neodialettale, traghettandolo verso la sponda colta e letteraria dei pastiches di Pinocchio, come le scritture parallele di Manganelli le Moviole di Bàino o, più vicini, gli esercizi babelizzanti di Luigi Compagnone”.
Con l'aggiunta importante delle chiese, e dei loro riti. “De lèvene massicce cume a Pinocchje / nda panze d’a balene e cu Geppette / na lime, na raspe, nu /chiuove e n’accette / só fenute cu tutte sta ricchezze / l’acedetà de stomeche che grattacape! /me sturdissce sotte o purpe ssciambagnone / se trove ddà da quann’ere nu guaglione (...)”. Di legno massiccio come Pinocchio / nella pancia della balena e con Geppetto / una lima, una raspa, un chiodo e un’accetta / son finita con tutta sta ricchezza // l’acidità di stomaco che grattacapo! / mi stordisce sotto il polpo scialacquone / si trova lì da quand’era guaglione. Allora non resta che omaggiare la poetessa di San Fele, ringraziandola per quello che lei stessa definisce – rivolgendosi al suo cuore – viaggio a ritroso nel tempo. Dando persino qualche nota ai suoi personaggi e luoghi familiari. Il dialetto che scorre nella Finiguerra è grazia per l'umanità.
NUNZIO FESTA
La Biblioteca di Liberalia
a cura di Massimo Sestili
Margherite Yourcenar nelle sue splendide e inesauribili Memorie di Adriano afferma: “Costruire un porto, significa fecondare la bellezza d’un golfo. Fondare biblioteche, è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.
Il Progetto La Biblioteca di Liberalia vuole essere un tentativo quanto meno per attenuare il rigido freddo che ci avvolge quando quotidianamente constatiamo che superficialità e incuria, unite a politiche culturali assenti o inadeguate, distruggono tanta parte della cultura che il paese ancora produce. Un piccolo granaio dopo poter attingere riserve per superare l’inverno.
