Ho preso una multa girando in macchina nei Sassi. Azz, proprio il Bradipo, che tanti dubitano addirittura abbia la patente. La ormai leggendaria telecamera di via D’Addozio mi ha beccato. E come se non bastasse, c’era pure divieto di accesso in quel vicolo, e proprio lì vado a parcheggiare? Si. Però non ho intenzione di contestare la multa. Non che abbia da spendere… ma su quali basi dovrei farlo? Che l’orologio della telecamera non è preciso e io ci sono passato sotto prima e non dopo il coprifuoco? Che avendo problemi di vista le indicazioni all’ingresso dei Sassi non sono riuscito a leggerle? No, ho fatto il furbo. Cioè, c’ho provato. Allora, discutiamo magari sull’opportunità di mettere le telecamere invece di organizzare posti macchina, quelli che è possibile creare, e presenza delle forze dell’ordine, sempre che non si debba chiudere tutto e amen. Ma intanto, c’è una regola da rispettare, punto. Quindi, niente condoni, niente ricorsi dalle associazioni dei consumatori e nessuna chiamata alle armi pre-elettorale. Chiaro? Ché questa citta, di un po’ di rispetto delle regole più stupide, ne ha bisogno.
C’han legato la croce addosso i padroni per tutto ciò che accade e anche per le frane…
Da maggio 2006, i Tetes de Bois girano l’Italia con il loro camioncino Fiat del 1956. Un tour molto particolare, che tocca soprattutto fabbriche e porti, da Mirafiori a Melfi a Marghera, ma anche i campi di pomodoro del Foggiano e i call center nelle grandi città (grande città non direi, ma una visita a Matera?). Tutti luoghi dove si combatte per il lavoro. Un tour a progetto, come piace dire ai sei musicisti, visti quest’anno anche a Sanremo insieme a Paolo Rossi, vestiti da garibaldini, per rimarcare la loro vicinanza al tema del lavoro. Il nuovo album, Avanti Pop (Il Manifesto) è il risultato di questo girovagare, tra l’altro ancora in corso. Tra i brani, in una atmosfera da festa popolare, insieme ai loro testi i 6 musicisti romani mescolano il patrimonio storico e culturale degli ultimi sessant’anni, passando dall’omaggio al nostro Rocco Scotellaro e alle lotte contadine (Rocco e i suoi fratelli, con il Coro dei Lucani, Rocco Papaleo, Ulderico Pesce…), a Giorgio Gaber, da Paolo Pietrangeli a Giovanna Marini, a Chico Barque de Hollanda… E l’omaggio ai lucani prosegue con la partecipazione di Antonio Infantino. Testi rivisti, rifatti, contaminati in maniera sorprendente, anche l’unico brano interamente loro: Avanti Pop. Avanti Pop, alla riscò, bandiera rock.

L’Africa mi affascina fin da piccolo. Colori, musica, sorrisi, nonostante i casini cui è soggetta la maggior parte della popolazione. Sarà perché cercando di leggerli obiettivamente, quei casini, mi rendo conto delle reponsabilità dell’uomo bianco. Oppure, più semplicemente, perché da quelle parti, nell’ex Zaire, ho una parente, missionaria laggiù da 40 anni e passa. E il mal d’Africa, il leggendario mal d’Africa, pensi che davvero esista, visto che i tentativi dei parenti di farla rientrare in Italia sono inutili. Comunque sia, mi sono sempre interessato alla storia dell’attuale Repubblica Democratica (?) del Congo, un paese grande 8 volte l’Italia, l’indipendenza dal Belgio del 1960 (tranquilli, sono ancora lì, i belgi, ma invisibili, fra miniere e quant’altro…), l’ONU che rifiuta di inviare, come richiesto da Lumumba, il principale esponente della lotta per l’indipendenza, un proprio contingente internazionale incaricato di mantenere l’ordine pubblico nel Katanga; Lumumba, allora, si rivolse verso l’URSS: questa mossa fu controproducente, in quanto Eisenhower e il governo belga decisero di liberarsi definitivamente di lui, rimpiazzandolo con quel Mobutu che ricordo per quel suo curioso berretto di pelle di leopardo… E poi, storia recente, Laurent Kabila che rovescia Mobutu, Kabila assassinato nel 2001, Joseph Kabila che succede al padre dopo 4 anni di guerra civile, rieletto anche nel dicembre 2006… Non che sia finita, che ora sia tutto tranquillo, anzi, noi più giovani in famiglia cerchiamo sempre di tenere nascosto quello che succede ai più grandi, notizie che troviamo solo via internet ma mai su tg nazionali: un saccheggio oggi, qualche colpo di mortaio domani, per una guerra (civile) sotterranea ma costante, che è paradossalmente finanziata dall’essenza stessa di uno stato come il Congo: la ricchezza delle sue risorse naturali. Diamanti e tutto quello che passa per la mente (nostra e delle onnipresenti multinazionali, magari nel certificato di garanzia ora ci si scrive che per quel diamante non si è scesi a patti con la guerriglia…), nelle miniere congolesi c’è. Non ultimo l’uranio. Pare che provenisse di lì quello utilizzato per la prima bomba su Hiroshima. E stando a qualche news di agenzie locali e a un articolo scovato su Disinformazione, il mese scorso ne è sparito un bel po’, 100 barre, da un laboratorio nella capitale, Kinshasa. La notizia, confermata da varie fonti francesi, non mi sembra sia apparsa sui nostri mezzi di informazione: gira e gira, anche qui, è dura da crederci, escono sempre gli stessi nomi: Cheney, Wolfowitz… Certo, in quell’articolo si cita un’altra fonte che dava per certo l’attacco all’Iran per il 6 aprile scorso… Pericolo scampato. Per ora.
Sul web gira una petizione molto particolare: si firma per chiedere alla Nike di mettere in produzione le scarpe utilizzate da Marty Mc Fly in Ritorno al Futuro II! C’è anche la pagina web. Senza parole. Ma casomai vanno in produzione, fatemi sapere.

È bello fare due passi in centro. È bello passeggiare quando l’Amministrazione crea percorsi pedonali per quella specie in via di estinzione, i pedoni. È bello, e fà stare tranquilli, ci si sente protetti, quando vedi che le regole si fanno rispettare. Quando le rispettano tutti. Come in Piazza del Sedile a Matera. Dove ormai si è arrivati all’intervento dei carabinieri per far spostare le auto. E dove i bambini che giocano in piazza chiedono scusa se l’autista di turno è costretto a frenare al centro della piazza prima di prenderli in pieno (vero!), nonostante l’avviso ben evidente di “area pedonale”. Ma cosa vuoi far rispettare in una piazza dove, a nemmeno due anni dalla realizzazione, il pavimento viene via a pezzi a furia di passarci sopra con le auto, dove dei tre alberi iniziali ne rimangono due metà (da vedere!), dove dei “dissuasori” in pietra all’ingresso nei due Sassi sono stati “abbattuti” 10 giorni dopo la loro installazione, a maggio 2005, e mai più rimessi al loro posto. Il Bradipo si era ripromesso di non parlare più di auto e traffico, e invece…
P.S. off topic, ma da segnalare e applaudire l’iniziativa, di alcune associazioni e gruppi scout, di pulizia di una zona del Sasso Caveoso, nei dintorni di Vico Solitario. Da matti, dai vicoli escono ancora retine, materassi, divani…