Il delirio collettivo pre-elezioni materane è agli sgoccioli. Abbiamo visto di tutto, carovane circus-like di candidati che mettono a disposizione anche il loro numero di cellulare, caravan e Smart, maxischermi, adesivi, concerti, pranzi, cene, sondaggi telefonici (sempre lui, quello della citazione da JFK), cartoline su cui esprimere i motivi per cui si decide di votare il tal candidato ma anche per negarne il consenso (vorrei vedere in questo caso quante ne sono state rispedite, ma io di marketing e sondaggi non capisco niente, LUI si), citazioni lontane nel tempo (questa città ha bisogno di AMORE, recita un candidato sul suo bigliettino, memore dei bei tempi di Cicciolina in Parlamento, per poi scoprire che AMORE è il suo cognome), parenti impazziti perché, conti alla mano, il figlio non raggiunge i 20 voti e quindi ne andrà di mezzo la pace familiare, accendini con torcia incorporata, aiuole finalmente pulite, asfalto nuovo… Via web, ho trovato un sito svedese che produce un gadget, a dire il vero un po’ costoso ma che avrebbe fatto la gioia dei nostri candidati, visto lo sforzo che hanno fatto per rendersi visibili in ogni dove: un bambolotto personalizzabile, abiti, capelli, accessori ma soprattutto il viso, ricavato da una foto che avremo precedentemente inviato. Et voilà, il candidato sarebbe stato sempre presente, in casa, sulla scrivania in ufficio, in borsa. Tranne poi, a risultato ottenuto o disatteso dall’elettore, poterla usare come bambola voodoo…
Persepolis, storia di una infanzia
Author: dr.kenz // Category: bradipo style, unità cinEfila
Qualche tempo fa, grazie ad una soffiata (e conseguente prestito…) di Sufi, ho letto i due volumi della serie Persepolis, di Marjane Satrapi, molto probabilmente il primo fumetto iraniano mai pubblicato. Marjane Satrapi, nata nel 1969 a Teheran, racconta il disagio vissuto da lei e dall’intero Iran all’inizio della Rivoluzione Islamica nel 1980, lei, appartenente ad una ricca famiglia dell’alta borghesia iraniana, legata al vecchio regime ma moderna e progressista, costretta di colpo a indossare il velo. “Storia di una infanzia” è il sottotitolo del volume. Da quel momento in poi, ogni comportamento di stile occidentale sarà punito, addio feste con i compagni di scuole se non di nascosto e a rischio arresto, addio trucchi, addio musica. Paura, paura in ogni semplice gesto della giornata. Nonostante questo, attraverso le sue tavole, di un bianco e nero assoluti e dal tratto molto semplice, Marjane riesce a ridere della sua storia e farci ridere. Gli eventi di guerra rimangono sullo sfondo e ci si concentra sulle conseguenze, tragicomiche, che questi hanno sulla gente comune. Come quando parla con Dio, barbuto come l’ha sempre immaginato. O come quando la piccola Marjane si dispera all’idea di non poter avere un paio di Nike. Allo scoppio della guerra con l’Iraq, Marjane si trasferì in Europa, in Austria, per poi rientrare in Iran, trovare il tempo di sposarsi, separarsi e partire, definitivamente, per la Francia. Qui inizia la sua carriera di fumettista, con immediati riconoscimenti internazionali, anche con i succcessivi volumi, tra cui Taglia e cuci (2003) e Pollo alle prugne (2004). Ora è in fase di produzione finale il primo film animato della Satrapi, ispirato ai due volumi di Persepolis, di cui in rete circolano gia un paio di teaser e estratti dal film, comunque in francese. Stando al blog dell’autrice, il film dovrebbe essere pronto entro l’estate per essere distribuito entro l’anno. Altre notizie su MySpace.
Update: il film, comunque non ancora distribuito, è in concorso al Festival di Cannes 2007.
Update 2: a Cannes, Persepolis ha vinto il premio speciale della Giuria ex aequo con Stellet licht di Carlos Reygadas. Seguono le proteste del governo iraniano…
Qualcuno mi spiega perché per l’ennesima volta il risultato delle elezioni regionali in Sicilia dovrebbe compromettere il governo nazionale? Silvio, tu ne sai qualcosa?
“Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana”.
Questa frase è di John Fitzgerald Kennedy, oltre che una citazione che utilizzava spesso nei suoi discorsi e interviste Giovanni Falcone. E allora ho il diritto di incazzarmi se la vedo utilizzata, come la sto vedendo mentre scrivo, per una campagna elettorale materana che più agguerrita non si poteva immaginare, ed è solo all’inizio. Passeranno presto questi 25 giorni?