Allora… se un film mi emoziona come quello che ho visto ieri sera, seduto finalmente in un cinema decente, a Gioia del Colle, c’è qualcosa che non va… Sarà l’età? Naaaaa… Sarà questa estate che mi ha rotto non poco? Comunque, Once è un gioiello di film, non grande cinema in senso stretto ma un concentrato di idee e appunto emozioni che merita di esser visto. Certo, parto avvantaggiato se un film è ambientato a Dublino… se vedo insegne della Guinness dappertutto e una vecchia Triumph anni ’60… se vedo suonare e suonare chitarre dall’inizio alla fine, peraltro in duetto con un pianoforte, un mio vecchio sogno… E sulla musica che diventa il terzo attore protagonista, si sviluppa l’intera storia, con lui (Glen Hansard) che ripara aspirapolveri ma arrotonda suonando per strada e lei (Markéta Irglova) che, immigrata ceka incontrata casualmente, diventa fonte di ispirazione sie per la sua musica che per la vita. Fra un brano e l’altro (Falling Slowly premio Oscar 2008 come miglior brano originale), silenzi, frasi non dette e sguardi eloquenti, i due protagonisti, che non si chiamano mai per nome, mettono su un piccolo musical-ontheroad-lovestory-drama che mi ha davvero sorpreso. Momenti topic: il primo improvvisato duetto in negozio di strumenti musicali, un piano sequenza per le strade di Dublino con lei che cuffie alle orecchie canta le parole che ha appena scritto, la parentesi divertente sul bus… Successo, inatteso per un film come questo, dopo il Sundance anche negli USA. Dice il regista John Carney (musicista, ex dei Frames, anche lui), probabilmente la castità e la purezza del rapporto dei due protagonisti, il loro sentimento che passa solo attraverso la musica, mentre solitamente nei film americani succede qualcosa di molto diverso nel senso che i due protagonisti nella seconda parte del film si abbandonano solitamente a passioni furiose. Io ho cercato di ridurre tutto al minimo, di regalare la storia di due persone che fanno per una settimana delle cose insieme e poi si separano, ho voluto fare un film frugale convinto che viviamo in un mondo in cui una canzone di tre minuti vale dieci pagine di dialogo”. PS il trailer è quello originale, quello italiano, oltre che molto teen movie, è pieno zeppo delle solite frasi da ufficio stampa, anche se risulta azzeccata la frase finale, quante volte nella vita puoi trovare la persona giusta?. Once…

Adoro i Lego, e ne avevamo già parlato… ma questa rappresentazione dell’evoluzione umana fatta con i mattoncini, se pure in versione digitale, è fenomenale!