Hotel Rwanda, un film del 2004. Se non l’avete visto, recuperatelo in dvd o come vi pare, ma vedetelo. Magari lo stomaco avrà qualche sobbalzo. Magari qualcunaltro si convincerà però a proiettarlo anche nelle scuole. Nonostante ci si ostini a pensare che la storia non si ripeta, Hotel Rwanda è di nuovo in diretta questi giorni, dalle ricche ma poco ridenti colline della Repubblica Democratica del Congo. E oggi come nei primi anni ’90, emergenza profughi a parte, ma pure determinante nelle scelte che verranno fatte, è forte il rischio (ma direi che già ci siamo) che si perpetui un altro genocidio tra le popolazioni tutsi e hutu, etnie di fatto inventate dai regimi coloniali succedutisi in zona fino agli anni ’60 e, ancora di fatto, ancora estremamente potenti tramite multinazionali di ogni genere. E il mio amico Coltan, chi è?
Recita Wikipedia: Il termine coltan ha ottenuto un particolare riscontroda parte dei mass media per le implicazioni sociali, etiche e politiche che assume, nell’Africa congolese e in Rwanda, l’estrazione e la vendita para-legale e non controllata di columbo-tantalite (coltan è la contrazione dei due termini, utilizzata comunque regolarmente per indicare il materiale stesso). Il minerale estratto in questi paesi viene utilizzato come una redditizia fonte economica da parte di diversi movimenti di guerriglia e concorre, quindi, indirettamente ad alimentare la guerra civile nella regione del Congo. Il coltan è elemento indispensabile per il funzionamento dei nostri telefonini, tomtom vari, dvd player, ma anche jet e attrezzature militari, intervendo sul funzionamento dei microchip ottimizzandone il consumo elettrico. E il commercio di questa roba, cos’altro fa oltre a farci star tranquilli con i nostri cellulari? Finanzia e rifinanzia una compravendita selvaggia di armi (di provenienza anche europea) in un circolo infinito giustificato da inesistenti teorie razziali. Un altro film già visto. Il Belgio e la Francia, storicamente, hanno interessi enormi laggiù, una delle zone più naturalmente ricche e fertili del pianeta, con anche tre raccolti l’anno. La Cina è entrata da pochi anni nel business, fra coltan, diamanti e altri minerali che si trovano solo lì, ma più che finanziare mercenari per proteggere le miniere non fa. La missione delle Nazioni Unite ha portato 17.000 soldati, il contingente più numeroso, ma oggi come nel ’94 i veti incrociati del Consiglio di Sicurezza complicano ulteriormente le cose. Ergo, fatto due più due…
Giovedi scorso al Cineclub del Giovedi era in programma The Hunting Party, film molto liberamente ispirato alla caccia all’uomo nei confronti di quel gran bastardo, che molti di noi neanche più ricordavano, di Radovan Karadzic, uno fra i tre ultimi rimasti nella lista dei ricercati per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia, tragedia dalla quale, comprendendo anche la guerra in Kosovo, non ci separano più di dieci anni. Un film dalla struttura stranissima, quello, per un bel po’ non capisci se stai vedendo una commedia, un thriller, un vero film di guerra o cos’altro, anche se una nota iniziale, solo le parti più ridicole di questo film sono vere ti mettono in allarme… Invece poi il film va avanti discretamente, c’è tensione ma si ride parecchio soprattutto, come nelle migliori farse, perché ti rendi conto che le accuse fatte a Nazioni Unite, CIA e quant’altro di depistare sulla cattura dei ricercati (mi ricorda qualcun altro con barba e tunica bianca…) corrispondono a verità. E allora, nonostante un Richard Gere un po’ fuori parte, mi piace pensare che quel film, dopo 13 anni di fuga, abbia portato bene alla causa. Ah, nel film, dopo la cattura il ricercato viene semplicemente lasciato nella piazza centrale di uno dei villaggi di cui aveva contribuito a massacrare la popolazione…
Chissà se in questa legislatura, in Parlamento è rimasto il mitico deputato per il quale il Darfour è il tipico atteggiamento di chi fa le cose di fretta… e per fortuna non rispose magari una marca di caramelle, siano lodate Le Iene… Intanto laggiù le cose non cambiano se non in peggio, e sarà sempre peggio, fra petrolio comprato dalla Cina in cambio di armi e acqua che manca in superficie ma ce n’è tanta nel sottosuolo e non sai come tirarla su… Magari qualcuno ci marcia anche su, però ben vengano anche video e canzoni, se sono carine come questa dei Mattafix, e ci danno la possibilità di vedere immagini che ai nostri tg continuano colpevolmente a non passare.
… spesso l’idea è che, nonostante le forze schierate, le proteste della popolazione, le capacità strategiche e tattiche di coloro che prendono le decisioni, tutto si possa concludere con pochi, rapidi atti di forza… E invece… Forse solo lui riconoscerà questa vignetta . Giorgino Bush è uno di quelli che la pensava e la pensa così, e come lui altri signori sparsi per il mondo, dall’Iraq alla Birmania, dal Congo alla Cecenia. E comunque non vorrei pensare che, in vista delle elezioni di novembre in USA, ora che (yes, we can!) un po’ di luce si comincia a vedere, casualmente risalga la tensione con attentati e messaggi di dubbia provenienza in arrivo dalle montagne dell’Afghanistan…
Cosa spinge il Primo Ministro di un importante paese europeo a nominare Ministro della Difesa del suo paese una donna, di 37 anni e per giunta incinta? Niente di che, è un paese normale, quello…
Sbaglio o il nazionalismo serbo ha storicamente fatto sempre un bel po’ di danni? Non dico che ci siano le stesse condizioni del 1914… Di fatto, io non riesco a immaginarmi mentre lancio molotov perché la Val d’Aosta o il Molise vogliono l’indipendenza dall’Italia, mentre mezza Serbia scende in piazza perché ora si ricorda del Kosovo. Daccordo, la mia idea di confine è molto labile, come il mio concetto di appartenenza, essere italiani, orgoglio nazionale e menate varie. E non sono uscito da una guerra finita neanche 10 anni fa che mi ha messo in ginocchio. E allora perché, se pure la Serbia è politicamente spaccata in due (evidentemente questo è un trend in crescita, vedi Italia e USA), come è possibile che la metà più legata al passato vada addirittura in piazza inneggiando ancora a Milosevic? E ancora, incendiare bandiere e ambasciate (e poi ci scappa il morto)… ancora una volta fuori dal tempo, ‘ste cose… Vedere alla manifestazione di ieri anche Emir Kusturica, che uno magari lo immagina attento alle proprie tradizioni, ma aperto al mondo piuttosto che in trincea per rivendicare appartenenza, fa un certo effetto. Welcome Kosovo, ma occhi aperti.
Uno dei miei sogni ricorrenti è non vedere più acqua minerale nei supermercati… o comunque acqua in vendita. Acqua che ti arriva, imbottigliata e pagata a peso d’oro, in quelle zone del mondo in cui ce n’è tanta ma è mal gestita, o gestita da governi parecchio furbi. Acqua, quella in bottiglia, che promette miracoli, solo diuretici nel migliore dei casi, ma alla quale l’acqua che scorre dai rubinetti non ha nulla da invidiare. È il marketing, bellezza. Ho in mente alcune persone per le quali una delle acque imbottigliate nel nostro Vulture era quasi imbevibile, ora che lo spot promette l’eterna giovinezza grazie a una miracolosa, quella si, acquisizione societaria direttamente dagli States, è invece diventata insostituibile per loro stessi. Il Bradipo ha già parlato d’acqua su queste pagine. Ma l’utilizzo normale di acqua potabile per gran parte della popolazione mondiale è ancora un’utopia. Per fortuna ci pensano in tanti a immaginare soluzioni, per ora solo immaginare. Al concorso di idee di design Index Award è risultato italiano (Alberto Meda e Francisco Gomez Paz) il progetto vincitore nella sezione Home, un progetto comunque realizzabile da subito: una bottiglia per depurare l’acqua non potabile o contaminata. Come funziona? Attraverso l’azione dei raggi solari UVA, che interagiscono con le pareti trasparenti ma rivestite di un sottile strato di alluminio distruggendo gran parte dei batteri e agenti dannosi che si trovano di solito nelle falde acquifere inquinate. Un oggetto di estrema utilità a cui sono state date ulteriori caratteristiche di ergonomicità: la maniglia oltre alla sua funzione naturale permette di inclinare la bottiglia per meglio orientarla verso i raggi solari. Qualche ora al sole e puoi bere quattro litri d’acqua. Più ecosostenibile di cosi…
Iraq 80 mila morti dal 2003, Israele-Palestina 5 mila morti dal 2000, Libano 1.200 dal 2006, Turchia-Kurdistan 40 mila morti dal 1984, Afghanistan 25 mila morti dal 2001, Pakistan-Waziristan 3 mila morti dal 2004, Pakistan-Balucistan 450 morti dal 2005, India-Kashmir 90 mila morti dal 1989, India-Nordest 50 mila morti dal 1979, India-Naxaliti 6 mila morti dal 1967, Sri Lanka-Tamil 68 mila morti dal 1983, Birmania-Karen 30 mila morti dal 1988, Thailandia-Sud 2 mila morti dal 2004, Filippine-Mindanao 150 mila morti dal 1971, Filippine-Npa 40 mila morti dal 1969, Russia-Cecenia 250 mila morti dal 1994, Georgia-Abkhazia 28 mila morti dal 1992, Georgia-Ossezia 2.800 morti dal 1991, Algeria 150 mila morti dal 1991, Costa d’Avorio 5 mila morti dal 2002, Nigeria 11 mila morti dal 1999, Ciad 50 mila morti dal 1996, Sudan-Darfur 250 mila morti dal 2003, Rep.Centrafricana 2 mila morti dal 2003, Somalia 500 mila morti dal 1991, Uganda 20 mila morti dal 1986, Repubblica Democratica del Congo 4 milioni di morti dal 1998, Colombia 300 mila morti dal 1964, Haiti 1.500 morti dal 2004
Che simpatici, pensavate che il mondo fosse in pace? Mattacchioni!…