Buon compleanno, Maestro!

Author: dr.kenz  //  Category: unità cinEfila

Oggi è il compleanno di un grande regista. Manoel Candido Pinto de Oliveira è nato a Oporto l’11 dicembre 1908, in Portogallo. Capito bene? 100 anni, ed è ancora in piena attività. Il suo primo lavoro, un documentario, risale al 1931 (!), ma è solo nei primi anni ’60, dopo i primi lungometraggi e anni di lavoro alterno anche nella azienda agricola di famiglia, che il suo lavoro comincia a essere apprezzato anche in campo internazionale per arrivare ai ’90 con il definitivo riconoscimento della comunità cinematografica internazionale. Ne ricordo alcuni, sempre molto “dialogati”, i suoi film: I misteri del convento, Viaggio alla fine del mondo, Un film parlato… E uno in arrivo, Singularidades de uma Rapariga Loira, ancora con il solo titolo in portoghese. Auguri, Maestro!

Il “Che” secondo Soderbergh

Author: dr.kenz  //  Category: bradipo style, unità cinEfila

Non so ancora quando sarà distribuito in Italia… ma ‘sto breve trailer del nuovo film di Soderbergh, anche se non vado daccordo con i biopic, beh… mi ha emozionato. E Benicio Del Toro è un grande. Aspettiamo.

Once

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Allora… se un film mi emoziona come quello che ho visto ieri sera, seduto finalmente in un cinema decente, a Gioia del Colle, c’è qualcosa che non va… Sarà l’età? Naaaaa… Sarà questa estate che mi ha rotto non poco? Comunque, Once è un gioiello di film, non grande cinema in senso stretto ma un concentrato di idee e appunto emozioni che merita di esser visto. Certo, parto avvantaggiato se un film è ambientato a Dublino… se vedo insegne della Guinness dappertutto e una vecchia Triumph anni ’60… se vedo suonare e suonare chitarre dall’inizio alla fine, peraltro in duetto con un pianoforte, un mio vecchio sogno… E sulla musica che diventa il terzo attore protagonista, si sviluppa l’intera storia, con lui (Glen Hansard) che ripara aspirapolveri ma arrotonda suonando per strada e lei (Markéta Irglova) che, immigrata ceka incontrata casualmente, diventa fonte di ispirazione sie per la sua musica che per la vita. Fra un brano e l’altro (Falling Slowly premio Oscar 2008 come miglior brano originale), silenzi, frasi non dette e sguardi eloquenti, i due protagonisti, che non si chiamano mai per nome, mettono su un piccolo musical-ontheroad-lovestory-drama che mi ha davvero sorpreso. Momenti topic: il primo improvvisato duetto in negozio di strumenti musicali, un piano sequenza per le strade di Dublino con lei che cuffie alle orecchie canta le parole che ha appena scritto, la parentesi divertente sul bus… Successo, inatteso per un film come questo, dopo il Sundance anche negli USA. Dice il regista John Carney (musicista, ex dei Frames, anche lui), probabilmente la castità e la purezza del rapporto dei due protagonisti, il loro sentimento che passa solo attraverso la musica, mentre solitamente nei film americani succede qualcosa di molto diverso nel senso che i due protagonisti nella seconda parte del film si abbandonano solitamente a passioni furiose. Io ho cercato di ridurre tutto al minimo, di regalare la storia di due persone che fanno per una settimana delle cose insieme e poi si separano, ho voluto fare un film frugale convinto che viviamo in un mondo in cui una canzone di tre minuti vale dieci pagine di dialogo”. PS il trailer è quello originale, quello italiano, oltre che molto teen movie, è pieno zeppo delle solite frasi da ufficio stampa, anche se risulta azzeccata la frase finale, quante volte nella vita puoi trovare la persona giusta?. Once…

Quel gran bastardo di Karadzic

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Giovedi scorso al Cineclub del Giovedi era in programma The Hunting Party, film molto liberamente ispirato alla caccia all’uomo nei confronti di quel gran bastardo, che molti di noi neanche più ricordavano, di Radovan Karadzic, uno fra i tre ultimi rimasti nella lista dei ricercati per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia, tragedia dalla quale, comprendendo anche la guerra in Kosovo, non ci separano più di dieci anni. Un film dalla struttura stranissima, quello, per un bel po’ non capisci se stai vedendo una commedia, un thriller, un vero film di guerra o cos’altro, anche se una nota iniziale, solo le parti più ridicole di questo film sono vere ti mettono in allarme… Invece poi il film va avanti discretamente, c’è tensione ma si ride parecchio soprattutto, come nelle migliori farse, perché ti rendi conto che le accuse fatte a Nazioni Unite, CIA e quant’altro di depistare sulla cattura dei ricercati (mi ricorda qualcun altro con barba e tunica bianca…) corrispondono a verità. E allora, nonostante un Richard Gere un po’ fuori parte, mi piace pensare che quel film, dopo 13 anni di fuga, abbia portato bene alla causa. Ah, nel film, dopo la cattura il ricercato viene semplicemente lasciato nella piazza centrale di uno dei villaggi di cui aveva contribuito a massacrare la popolazione…

Ogni tanto c’azzecco…

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L’avevo detto io che meritava, quel film

Swinging Star Wars

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Se Star Wars fosse stato creato negli anni ’60, probabilmente i suoi titoli di testa li avrebbe creati Saul Bass, grande designer statunitense, che ricordiamo per altri capolavori, qui ma anche qui, con questo risultato, frutto di un progetto multimediale scolastico. Grande!

3ciento…

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Ieri sera qualcuno reclamava una retrospettiva su Truffaut… Lilian sarà contentissima se si dovesse organizzare. Ma nel frattempo dovrà accontentarsi di altri capolavori. Avete presente 300, dignitosissimo delirio computergrafico della passata stagione? Bene, il 27 gennaio negli States e a fine giugno da noi arriva Meet The Spartans, altrettanto delirante parodia di 300, ma che qui prenderà il titolo di (sedetevi prima di leggere) 3ciento: chi l’ha duro… la vince. Ora, il film, avendo in mente il genere di riferimento e l’originale a cui si ispira, potrà anche essere divertente, da L’aereo più pazzo del mondo a Balle Spaziali a Scary Movie gli esempi si sprecano. Ma mi chiedo, ed è una storia frequente negli ultimi anni: le filiali italiane della major d’oltreoceano di cosa si fanno quando danno i titoli alle loro produzioni? Se solo penso alla traduzione italiana di Eternal Sunshine of a Spotless Mind… A seguire, il trailer di 3ciento

Una tranquilla domenica di novembre

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Complice lo schifo metereologico degli ultimi due giorni, vedi immagine, ieri decido di provare a svegliarmi molto tardi. Detto fatto, alle 8.30 sono già sveglio come al solito, e se WordPress fornisse le emoticons, qui ci sarebbe una lunga fila di faccine incazzate… Colazione e mi piazzo davanti al Mac. Sulla stessa onda, mi aggiorno sull’ultima campagna informativa del Ministero della Salute, che haivogliatu a farti in quattro per inventare qualcosa di nuovo, quelli che ti fanno, ti pagano il buon Toscani e via ma magari ogni tanto toppa anche lui, e io pago anche i caratteri di stampa mentre lui ti utilizza per il claim uno stencil d’annata, e passa la paura. A meta mattinata, mi dò al cinema sul divano di casa. Il genere non mi ha mai preso, e tre film di guerra, anche se casualmente in un solo giorno, forse sono un po’ troppi, ma se il director di due dei film è Clint Eastwood… Flags of our Fathers e Letters From Iwo Jima sono due capolavori, e solo un altro film del genere, per me, è un gradino più su, La sottile linea rossa del maestro Malick. Tre film, tre modi di vedere la guerra, affrontata, se si può dire visto l’argomento, con una delicatezza estrema, tutto viaggia sull’introspezione dei personaggi. Terzo film del pomeriggio, The Great Raid – Un pugno di eroi, sulla liberazione di una divisione americana nelle Filippine, nel ’44. Realistico, ma più fracassone e glamour dei primi due. Ma a questo punto non posso non pensare a quello che ancora oggi succede fra Iraq e Afghanistan… In piena notte, aggiorno la mia playlist, Jack Peñate, Sigur Rós, Terry Callier, Angie Stone e Dragons valgono l’intero iPod… Che stress…

Attenzione! Sedili posteriori!

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Adoro questo spot, un killer-movie in miniatura… e infatti le citazioni dai film si sprecano! Come un difetto ti diventa valore aggiunto…

La ragazza del lago

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Non so quanto sia perfetto e leggibile il romanzo della norvegese Karim Fossum da cui è tratta, ma è perfetta la sceneggiatura de “La ragazza del lago”, opera prima di Andrea Molaioli, già collaboratore di Moretti, Sorrentino e Garrone. Nel romanzo i fiordi, qui un lago delle Alpi friulane, ci manca solo che spuntino Heidi e Peter. L’incipit ti fa pensare a tutt’altra trama, scompare una bimba e i sospetti cadono sul matto del paese, ma viene trovato, in riva a un lago, il cadavere di una ragazza, nudo, coperto solo da una giacca. E la tranquillità della montagna e dei boschi va a farsi benedire. Dubbi, conflitti irrisolti in famiglia, gelosie, un commissario che indaga, lui, napoletano che si è confinato a Udine per poter star vicino alla moglie, in clinica con l’Alzheimer che peggiora ogni giorno di più. Un commissario che nella interpretazione di Toni Servillo trova la sua essenza, le indagini sono il suo unico pensiero, e se servono a dimenticare i guai in famiglia, ben vengano. Non gli sfugge un particolare, uno sguardo e avverte il tormento che vive nelle storie dei personaggi che si susseguono nelle indagini. Un interprete, Servillo, penso ormai insostituibile. La via italiana al noir è abusata come definizione, ma rende bene l’idea. Magari ricorderà, questo film, uno dei tanti delitti estivi italiani, anche irrisolti ma con la soluzione lì, dietro la porta. Magari qualche difetto ce l’ha, i ritmi elettronici della colonna sonora o il finale che ti sembra arrivi all’improvviso, ma fosse tutto così il cinema italiano…